Sorellanza solidale

Intervista a Valentina ed Eleonora Occhinegro

ph. Roberto De Riccardis

Due sorelle, un centro ottico e una passione comune: Eleonora e Valentina Occhinegro raccontano come l’ottica sia diventata la loro vocazione, tra creatività, moda, impegno sociale e un legame familiare che segna ogni scelta.

A Taranto, tra montature colorate e pezzi unici che richiamano clienti da tutta la Puglia e dalle zone limitrofe, Eleonora e Valentina Occhinegro hanno trasformato la tradizione di famiglia in un progetto moderno e originale: Ottica Occhinegro. Figlie di un oculista, hanno seguito strade diverse ma complementari, intrecciando professionalità, gusto estetico e attenzione al benessere visivo. Dalle fiere internazionali agli impegni solidali in Kenya e sul territorio, passando per esperienze televisive e progetti di formazione, le due sorelle raccontano la loro storia fatta di lavoro, passione e voglia di distinguersi, dimostrando che un negozio di ottica può essere anche laboratorio di idee e di valori. Il punto di partenza nel mondo dell’ottica per Eleonora è legato non tanto alla passione  ma a un desiderio dell’infanzia:

 

Virgolette sinistra

“Devo dire proprio la verità, vero? (ride) Sono storie diverse… In realtà, per certi aspetti, siamo ‘figlie d’arte’, nel senso che nostro padre – che purtroppo non c’è più – era oculista. E infatti tanti, quando vengono nel nostro negozio, dicono: ‘Che bello che avete seguito le orme di vostro padre’! In realtà la storia è tutt’altro che così bella e romantica. Un giorno ero piccolina, era la Vigilia di Natale. A casa nostra, in Puglia, ci sono queste bellissime usanze di cucinare tantissimo durante le feste: c’erano mia mamma e mia nonna che friggevano anche i tavoli e le sedie, e quindi io e papà in mezzo davamo fastidio. Così ci dissero: ‘Andate a fare una passeggiata’. Avrò avuto quattro, cinque anni al massimo. Passiamo davanti a un negozio di ottica. Papà, lo ripeto, era oculista, quindi l’ottico vede mio padre, si avvicina per salutarlo e fargli gli auguri. Rimango letteralmente folgorata da questo signore – che ora è anziano, ma continuo a volergli un bene infinito – perché per me era bellissimo: luminoso, con un grande cappello, pieno di anelli e collane. ‘Vidi la luce’. Quando uscimmo dal negozio gli dissi: ‘Babbo, ma gli ottici sono ricchi?’. E lui ridendo mi rispose: ‘Guarda, sono più ricchi degli oculisti’. In quel momento decisi che avrei fatto l’ottico. Così è nata la mia vocazione!”.

Diverso è il percorso di Valentina che avrebbe voluto occuparsi a livello professionale degli animali:

“Sognavo di fare la veterinaria. Finito il liceo, però, mi si presentò la soluzione più semplice. Mamma e papà mi dissero: ‘Gli animali puoi amarli comunque, anche se scegli un’altra strada’. Ed è vero. Vado ancora raccattando randagi… persino piccioni, colombi (ride). Per ora ho ‘solo’ due gatte, ma sogno di allargare la famiglia. Così ho seguito l’opzione più naturale: il negozio era già avviato da Eleonora, che si era diplomata tre anni prima di me e quindi lavorava già. Mi sono diplomata anch’io a Vinci, dove ha studiato anche Eleonora, la scuola di ottica che noi amiamo definire ‘la migliore d’Italia’. Sicuramente ce ne sono altre altrettanto valide, ma per i ricordi che abbiamo, per noi resterà sempre la migliore. Sono stati gli anni più belli della nostra vita.

Le fa eco Eleonora:

“Anche se io non sono diventata ricchissima come sognavo (ride), e Valentina non è diventata veterinaria, si è rivelata la scelta più giusta perché lavorare insieme – e per fortuna andiamo anche molto d’accordo – è la cosa più bella. Difficilmente avrei potuto immaginare una strada lavorativa più bella di questa”.

Complicità, sorellanza e visioni comune hanno reso più semplice la quotidianità all’interno del loro e la divisione delle mansioni, sottolinea Eleonora:

“Nel nostro centro ottico non abbiamo una divisione rigida delle nostre mansioni: facciamo entrambe un po’ di tutto. Però, in genere, Valentina – che è decisamente più precisa di me – si occupa della refrazione e della contattologia, che richiedono molta accuratezza e pazienza. E io non ho pazienza (ride). A me invece piace di più la parte commerciale, la vendita”.

Anche la selezione delle montature le vede coese: Valentina.

“Le scegliamo insieme, sempre. Ci compensiamo molto, perché abbiamo caratteri diversi. Alle fiere o quando arrivano i rappresentanti, magari io scelgo le montature più semplici, classiche, intramontabili; lei prende quelle più particolari, estrose… che poi piacciono tanto anche a me e sono i prodotti che contraddistinguono il nostro negozio”.

Le fa eco Eleonora:

“Da sei–sette anni ormai ci contraddistinguono proprio le linee più ricercate. Adoriamo andare in fiera: proprio oggi stavamo prenotando l’aereo per Milano per il prossimo MIDO, appuntamento per noi imperdibile. Frequentiamo anche altre fiere più piccole dove si trova una ricerca diversa, aziende di nicchia, artigianali, che ci danno l’esclusività. Abbiamo montature dipinte a mano, pezzi unici al mondo, anche con idee proposte direttamente dai clienti: l’occhiale con Amy Winehouse, con la bandiera dell’Inghilterra… cose davvero uniche che ci piacciono tantissimo”.

Va da sé che una selezione di occhiali d’avanguardia porti una clientela particolare, attenta al contenuto di design, ma non solo specificano le sorelle: Valentina.

“Tendenzialmente la nostra è una clientela mista, ma sicuramente un po’ più di nicchia. Non tutti scelgono occhiali con costi più elevati o con colori e forme così estrose. Però avere questo tipo di clientela ci permette di averne sempre altra della stessa tipologia: chi ama l’originalità porta altra originalità”.

Eleonora.

“Una volta una cliente mi disse una cosa che ripeto spesso, e tutti confermano: ‘I clienti dell’ottica Occhinegro si riconoscono per strada’. Al ristorante, al pub, al supermercato… È come se appartenessero a una ‘banda segreta’: si fermano tra loro e si dicono ‘Anche tu Occhinegro, vero?’. Perché li riconosci: per gli occhiali, per i colori, per le forme. I nostri clienti sono così: colorati e riconoscibili!”.

La loro scelta è stata premiata dal mercato di Taranto, che ha offerto un’inaspettata possibilità di sviluppo degli occhiali d’avanguardia: Eleonora.

“La piazza della nostra città è molto più aperta di quanto credessimo. All’inizio avevamo un po’ di paura a selezionare certe aziende in fiera. Invece la storia ci ha dato torto: Taranto ha questo tipo di clientela. E poi i nostri clienti arrivano anche da fuori Taranto, persino da fuori regione, perché si è diffusa la voce che solo da noi si trovano occhiali particolari, pezzi unici.I social ci aiutano tantissimo in questo”.

La comunicazione è infatti per loro un punto cruciale per il business: Valentina.

“Gestiamo Instagram, Facebook e TikTok. All’inizio ci siamo affidate a un’agenzia, giustamente. Ma poi ci siamo rese conto che ciò che dovevamo comunicare doveva passare dai nostri volti, dai nostri racconti, dalle nostre spiegazioni. Dopo diversi anni abbiamo preso in mano la comunicazione per arrivare direttamente ai nostri clienti, e a chi ancora non ci conosce”.

Un altro punto importante è la collaborazione con la classe medica del territorio: Eleonora.

“Nostro fratello è oculista. Siamo quattro figli: lui, come papà, è oculista; poi c’è nostra sorella, che è architetto; e poi ci siamo noi due. Il rapporto con nostro fratello è ovviamente molto stretto, ma non parlo solo in termini di clientela. Anzi, paradossalmente non c’è lo scambio sistematico ‘mandiamo i clienti a lui e lui a noi’. Lasciamo tutti liberi. Non c’è un rapporto di convenienza o di obbligo. Poi è evidente che molte persone in città sanno che nostro fratello è oftalmologo – e che il suo studio è vicino al negozio – quindi un collegamento silenzioso c’è. Al di là di lui, abbiamo ottimi rapporti con molti oculisti della zona. È vero che ci siamo presentate come quelle delle montature colorate e di nicchia, però, secondo me, il nostro vero cavallo di battaglia è la professionalità. E questo – insieme alla nostra bravura, permetteteci di dirlo – ci ha portato dove siamo.Uno dei motivi per cui andiamo alle fiere non è solo la parte divertente delle montature, ma anche la ricerca sulle lenti, sui trattamenti, sulle progressive, sui trattamenti antiriflesso, sui nuovi materiali… E tutto questo, alla fine, ripaga. Anzi, ha ripagato!”.

Quindi siete riuscite a coniugare la parte fashion con la parte più legata al benessere visivo… Eleonora.

“Sì, che poi è il bello del nostro lavoro. Non è solo moda, ma non è solo professionalità. È una via di mezzo bellissima”. Valentina. “Anche se, mi permetto di aggiungere… bisogna sempre dare al cliente la possibilità di scelta. La famosa “forbice”: dalla spesa minima, con tante promozioni sulle montature omaggio – naturalmente più basiche, semplici, con lenti monofocali o, in alcuni casi, progressive ed economiche – fino al top di gamma. Bisogna sempre offrire questa possibilità, perché altrimenti, purtroppo, in questi periodi non si lavora. Noi non ci possiamo lamentare: lavoriamo tanto”.

Tra le caratteristiche di Eleonora e Valentina Occhinegro c’è l’impegno benefico e la passione ludico-culinaria. In particolare, dati i noti problemi di inquinamento della loro città, sono attivate anche in questa direzione e il loro centro ottico funge da catalizzatore per tutte queste attività:

Valentina.

“Faccio parte di un’associazione che da anni si batte contro l’inquinamento a Taranto, legato principalmente all’industria siderurgica, ma ci sono anche molte altre difficoltà”.

Le chiosa giustamente Eleonora:

“Altro che ‘faccio parte’… nel senso che l’ha fondata!”.

Valentina approfondisce la tematica spiegando come la sua associazione si leghi anche al loro store:

“L’associazione si chiama Giustizia per Taranto. Nell’ultimo periodo stiamo organizzando una manifestazione per fine novembre. Sarà un momento per chiedere che si pensi davvero a Taranto e ai tarantini, e non a continuare a investire miliardi di soldi pubblici in una fabbrica che cade a pezzi, non garantisce lavoro stabile e non ha mai tutelato la salute degli operai. Mi occupo principalmente di questo. Il negozio diventa anche un punto di riferimento per distribuire locandine, manifesti, magliette, braccialetti e gadget: un vero e proprio centro per queste iniziative”.

La passione per la cucina (in particolare per la pasticceria) ha portato Eleonora in televisione. Eleonora:

“Grazie per aver definito ‘passione’ ciò che per me è davvero una malattia! Scherzo, naturalmente. In realtà non c’è giorno, notte o pomeriggio in cui non pasticci. A me piace soprattutto fare dolci, anche se non sono particolarmente golosa: preferisco il salato, ma fare dolci è una vera e propria ossessione. Questa passione mi ha portato a partecipare a Bake Off Italia, sul canale del digitale terrestre Real Time, un’esperienza che mi ha cambiata completamente. Ricordo l’ultima selezione a Milano: al termine chiamai subito mia sorella Valentina e le dissi che era andata benissimo. Le dissi anche che, su diecimila candidati, venivano scelti solo sedici concorrenti, quindi non credevo di poter entrare.Lei mi rispose: ‘Se non ti prendono, devono cambiare mestiere’. E poi il resto è storia… Oggi organizzo corsi di formazione in pasticceria, collaboro con aziende, ristoranti e pub, a volte per divertimento, a volte anche con un riscontro economico. Tutto ciò che guadagno lo destino all’acquisto di cibo per bambini in Kenya. Questo, insieme alla formazione, mi rende orgogliosa e dà un valore speciale ai miei dolci. Seguo anche progetti di volontariato con la mia famiglia: più di vent’anni fa, alla scomparsa di mio padre, abbiamo fondato l’ ABFO – Associazione Benefica Fulvio Occhinegro, che si occupa principalmente di famiglie in difficoltà a Taranto; mio fratello è il presidente e io la vicepresidente. Abbiamo gestito un centro di accoglienza per senza tetto e un poliambulatorio medico solidale, dove professionisti prestano gratuitamente la loro opera per chi non può permettersi visite private o affrontare i tempi della sanità pubblica. Durante un viaggio in Kenya mi sono innamorata di Eliud, un bambino di quattro anni che viveva in condizioni estremamente difficili con la nonna cieca. Ho iniziato con piccole azioni di volontariato a suo favore, e pian piano l’attività si è ampliata, coinvolgendo anche l’associazione ABFO. Abbiamo costruito due aule scolastiche e collaboriamo alla scolarizzazione di alcuni bambini”.

Eleonora ha voluto anche mettere la sua professione al servizio dei kenioti, agendo in prima persona sul territorio durante i suoi viaggi:

“Quando vado in Kenya porto tutta l’attrezzatura portatile: un ottotipo con le letterine e la cassetta lenti, e faccio le visite.Un aneddoto: durante le prime visite in un asilo, i bambini si suggerivano a vicenda le risposte, perché non erano abituati a qualcuno che si prendesse cura di loro. La risposta ‘giusta’ non era importante: ciò che contava era capire quale lente permettesse loro di vedere meglio. Questo mi ha fatto capire quanto sia fondamentale il ruolo del volontario, anche se a volte la realtà è dura: molti bambini non mangiano, e gli occhiali, per quanto importanti, passano in secondo piano rispetto al cibo e alle cure mediche. L’eventuale supporto da parte di aziende produttrici di occhiali, lenti e strumenti, sarebbe auspicabile”.

Spiega Eleonora:

“Quando qualcuno vuole aiutare, io prendo le cose sul serio. In generale, gli italiani sono molto generosi: i bambini in Kenya, ad esempio, imparano a dire “ciao” in italiano perché sanno che gli italiani sono i più buoni”.

Tra un corso di pasticceria, una manifestazione contro l’inquinamento, un viaggio in Kenya e l’ennesima montatura fuori dagli schemi scovata a una fiera, le sorelle Occhinegro dimostrano che si può fare impresa restando fedeli a sé stessi, senza rinunciare né all’estetica né all’etica.

 

Virgolette destra

 

 

Paola Ferrario