Responsabilità ambientale, artigianalità e linearità stilistica sono alla base della progettualità di Sabrina Régé Turo. Erede di una famiglia da due generazione portavoce del savoir faire artigianale, si è ritagliata uno spazio ben preciso nel mondo dell’eyewear, definendo uno stile preciso e inconfondibile.
Quando ha capito che il design sarebbe stato parte della sua professionalità?
Sono cresciuta in mezzo agli occhiali: è una storia di famiglia. Il mio bisnonno, Gustave Régé Turo, di origini italiane, nel 1924 aprì in Francia un laboratorio artigianale di montature in corno fatte a mano. Mio padre Robert mi ha trasmesso metodo, sensibilità e rispetto per la manifattura. Crescendo è diventato chiaro che la direzione era far evolvere questa eredità, trasformandola in qualcosa di contemporaneo: non solo conoscenza tecnica, ma un vero linguaggio di design.
Qual è il suo approccio quando inizia a progettare un nuovo modello? Da dove parte?
Parto da una domanda semplice: che ruolo avrà questo occhiale nella vita di chi lo indossa? È una domanda che guida tutto: presenza, stile, energia del modello. Raccolgo riferimenti visivi dal mondo esterno: natura, architettura, arte, geometrie urbane. Poi costruisco la silhouette e lavoro per sottrazione finché la forma non è chiara e riconoscibile. A quel punto entro nella parte tecnica: spessori, punti di appoggio, bilanciamento, relazione tra frontale e aste. Il prototipo è il passaggio decisivo: è sul volto che capisci se tutto funziona. Solo alla fine definisco colori e combinazioni, cercando profondità e personalità senza eccessi.
Come sceglie i materiali con cui lavorare?
Scelgo i materiali valutando stabilità, resa in lavorazione, tatto, profondità del colore e comportamento nel tempo: devono mantenere qualità e coerenza, non solo il primo giorno. L’acetato è protagonista perché offre stratificazioni, trasparenze e texture con una ricchezza visiva unica. E oggi la scelta passa anche dalla filiera: preferisco processi più trasparenti e responsabili, per ridurre sprechi e impatto.
Qual è la sfida più grande che ha affrontato come designer?
La sfida più grande è stata sviluppare una disciplina creativa: capire cosa rafforza davvero un modello e cosa è solo aggiunta. Nel design è facile accumulare dettagli, più difficile scegliere cosa togliere: è lì che si costruisce l’identità. Un’altra sfida è mantenere l’idea intatta fino al risultato finale. Ogni passaggio può cambiare l’equilibrio, quindi serve controllo e continuità per non perdere personalità e coerenza.
Cosa significa disegnare per la donna attuale?
Significa progettare per una donna autonoma, che vive contesti diversi nella stessa giornata e vuole oggetti credibili, versatili, mai costruiti. Non si tratta di inseguire un ideale astratto, ma di creare montature che la accompagnino con naturalezza e carattere. La donna attuale cerca presenza senza ostentazione: stile, precisione, comfort e affidabilità. Forme con personalità, capaci di valorizzare lo sguardo senza trasformarsi in una maschera: un design che sostiene l’identità, non la sostituisce.
C’è un occhiale che ha una storia speciale o un significato personale?
Sì, e spesso non è un singolo modello, ma un tipo di progetto: quelli che nascono da un dettaglio visto in laboratorio, da una lavorazione legata alla mia storia familiare. Diventa speciale quando un elemento di tradizione viene reso contemporaneo con rispetto: non solo una nuova montatura, ma un frammento di memoria e competenza tramandata che oggi può essere scelto e vissuto.
Quali valori vuole trasmettere attraverso le sue creazioni?
L’idea è di trasmettere un’eleganza consapevole: precisione, misura, scelte corrette. Materiali selezionati con criterio, lavorazioni pulite, proporzioni ben studiate e dettagli che sono firma, non decorazione. Al centro c’è la coerenza: tra ciò che si comunica e ciò che si consegna, tra estetica e qualità. E poi il rispetto: per chi lo indossa, per chi lo realizza e per il tempo. Una montatura ben progettata non è un acquisto d’impulso, ma una scelta che resta.
Quali sono le tendenze stilistiche più evidenti della sua ultima collezione?
Nell’ultima collezione emergono due direzioni chiare: forme più morbide e contemporanee, con geometrie riconoscibili ma misurate e un lavoro sulla materia con acetati ricchi di profondità, trasparenze e texture. Anche il colore è stratificato, mai piatto, pensato per farsi scoprire da vicino. Il risultato è un’estetica moderna e raffinata, che non rincorre la moda veloce ma costruisce identità.







