Visioni di lusso e d’avanguardia

Intervista a Michele Locatelli

Dal primo store milanese al debutto quest’anno a Portofino: Michele Locatelli, titolare e creatore dell’insegna Le LunetierMilano, racconta sulle nostre pagine il percorso di un format che ha trasformato l’ottica indipendente in un’esperienza di stile, ricerca e relazione.

La storia di Le Lunetier Milano nasce da una scelta semantica precisa, quasi programmatica. Un nome evocativo, privo di traduzione letterale, che rimanda all’artigiano ottico francese d’un tempo: colui che lavorava le lastre, modellava il corno, costruiva l’occhiale dall’inizio alla fine. Da quell’immaginario fondativo prende forma un progetto che, in dieci anni, ha ridisegnato la geografia dell’eyewear indipendente, crescendo per tappe mirate da Milano (con tre store posizionati in punti centrali della città) a Biella, da Como a Courmayeur. Ora il brand guarda al mare, con il nuovo store in arrivo nel nuovo porto di Portofino e una filosofia che non cambia: selezione rigorosa, ambienti a misura di esperienza, team empatico e alta competenza. Un modello che continua a evolvere, guidato da una ricerca incessante e da una visione precisa di cosa significhi, oggi, essere realmente indipendenti.Il punto di partenza, la scelta del nome Le Lunetier, è già una dichiarazione d’intenti. Un sostantivo evocativo, senza una traduzione letterale, che rimanda a una dimensione artigianale e culturale ben precisa.

 

Virgolette sinistra

“Le Lunetier non ha una traduzione precisa ed è proprio questo che mi affascinava. In francese indica l’artigiano ottico: una figura che, un tempo, lavorava direttamente i materiali – dalle lastre al corno – realizzando tutto internamente. Un vero artigiano, nel senso più autentico del termine. Mi piaceva dare questo sapore anche al nome e all’insegna, raccontare una storia già a partire dalla denominazione. Cercare qualcosa di diverso fin dall’inizio, insomma”.

Oggi Le Lunetier è una realtà consolidata del mondo dell’ottica che celebra un traguardo importante, costruito passo dopo passo nell’arco di dieci anni.

“Quest’anno festeggiamo i dieci anni. Abbiamo iniziato questa bellissima avventura nel 2016, in via Ravizza a Milano, con il primo negozio. Da lì, mantenendo sempre la visione di lavorare con brand indipendenti dalla forte identità e con alcuni luxury brand selezionati, abbiamo aperto il secondo store a Biella, poi a Como e a Courmayeur. Qualche anno fa è arrivato anche un progetto differente, un negozio dedicato esclusivamente agli occhiali vintage, e infine l’ultima apertura, a marzo del 2025, in corso Garibaldi”.

Un percorso che non si arresta, perché il progetto continua a guardare avanti.

“A breve è prevista una nuova apertura”.

Un’espansione che ha già una destinazione precisa e un contesto molto particolare.

“L’apertura sarà nel nuovo porto di Portofino. Possiamo raccontarlo perché è un progetto già avviato: stiamo lavorando con gli architetti e con la nostra squadra di brand. Più avanti ci piacerebbe sviluppare altre città, ma per ora procediamo step by step, una cosa alla volta”.

L’apertura Portofino è vissuta come una nuova sfida.

“È un progetto nuovo, che richiederà tempo. Il porto è pensato per grandi imbarcazioni e ospiterà boutique esclusive, una sola per categoria merceologica. Non avere concorrenza diretta è un plus. Sono fiducioso: credo diventerà presto un punto di riferimento sia per gli armatori che per gli autoctoni, per ambedue rappresenta una novità assoluta”.

Alla base di ogni apertura c’è una filosofia chiara, che guida la selezione dei marchi e definisce l’identità degli store, fondata su avanguardia e lusso.

“La prima cosa che cerco è una netta differenziazione dal mass market. Ho voluto creare questo format proprio per essere diverso: nell’arredo, nella scelta dei marchi, nella proposta finale e anche nell’approccio al cliente. La professionalità del team è fondamentale: abbiamo sale visita con strumentazioni di ultima generazione, ma allo stesso tempo cerchiamo un rapporto più caldo, più morbido, più umano, empatico. È questo che fa la differenza”.

Anche dal punto di vista architettonico, ogni centro ottico è pensato come un luogo esperienziale, pur mantenendo una coerenza riconoscibile.

“Esiste una linea comune tra i vari store, ma ogni città richiede un’interpretazione specifica.. A Courmayeur, ad esempio, utilizziamo molto legno e pietra per richiamare la montagna. Gli elementi comuni sono gli espositori, il format, le vetrine e la brand list, che rimane sostanzialmente la stessa, con piccoli aggiustamenti in base al sell-out delle diverse città. La squadra, come format e come marchi, è sempre quella”.

Una crescita che si riflette anche nella clientela, pur con alcune differenze legate ai territori.

“C’è un fil rouge, con alcune differenze. Nelle città turistiche come Como o Courmayeur, ad esempio,il sell-out privilegia prodotti leggermente diversi. Ma il progetto rimane coerente e l’80% della proposta è la stessa in tutti gli store”.

Fondamentale, nella costruzione dell’identità degli spazi, è il lavoro con il team di progettazione.

“Dal primo negozio abbiamo sviluppato un format che poi abbiamo adattato alle varie città. Lavoriamo fin dall’inizio con lo Studio Mabb di Andrea Baselli, Riccardo Belinci e Sara Magnone: un rapporto di amicizia che si fonda su un continuo scambio di visioni”.

Fa eccezione il progetto milanese dedicato esclusivamente al vintage, pensato come un mondo a sé.

“Quello è un progetto a parte. È l’unico store dedicato esclusivamente al vintage, con pezzi iconici come Jean Paul Gaultier anni ’90-2000 o Cartier d’epoca.L’arredo è pensato come un salotto vintage, con colori e materiali che evocano gli anni ’70 e ’80”.

Anche il pubblico, in questo caso, si è rivelato diverso dalle aspettative iniziali.

“Pensavo fosse la stessa clientela, invece no. C’è una netta differenziazione. Solo circa il 10% dei clienti ha acquistato in entrambi i format. Il vero plus è stato acquisire una fetta di mercato completamente nuova, cosa che inizialmente non avevamo previsto”.

La ricerca dei brand è un lavoro continuo, che nasce da una passione personale e da un’attività costante sul campo.

“La ricerca è una passione che ho sempre avuto, anche prima di diventare imprenditore. Mi documento molto, seguo il design e l’arredo, ma soprattutto frequento tutte le fiere di settore: MIDO, Silmo, Opti a Monaco, DaTE, ma anche Hong Kong, Seoul, Tokyo, il Vision Expo negli Stati Uniti. Frequentare le fiere è fondamentale per scoprire le vere ‘chicche’: oggi anche tra gli indipendenti ci sono brand molto affermati, ma individuare le etichette emergenti richiede presenza, curiosità e tempo”.

Osservando il mercato, il mondo dell’occhialeria indipendente appare oggi in piena evoluzione.

“Ogni brand ha un proprio DNA, ma il mercato è in forte espansione. Vedo sempre più ottici, abituati a lavorare con grandi gruppi, iniziare ad affacciarsi al mondo indipendente. Dieci anni fa sembrava un’utopia, oggi è una realtà sempre più diffusa. Se entra nel DNA degli ottici, è naturale che entri anche in quello del consumatore finale”.

Alla base del progetto c’è un percorso professionale ampio, fatto di esperienze molto diverse.

“Ho fatto esperienze molto diverse: dai centri commerciali, al diploma e al corso di optometria, fino a ruoli di store manager e area manager in grandi gruppi. Dopo aver visto il mass market e la ricerca da varie angolazioni, ho pensato che potessi creare qualcosa di mio. Da lì è nato tutto”.

Oggi Le Lunetier è rappresentato da una squadra strutturata.

“Siamo circa una ventina”.

La selezione del personale segue criteri precisi, che vanno oltre le competenze tecniche.

“Devono avere una forte propensione al contatto umano, al lavoro di squadra e alla vendita. Nel 95% dei casi sono ottici o optometristi, perché effettuano anche le visite. Ma soprattutto devono essere empatici e capaci di trasmettere il valore dei brand indipendenti, spiegandone materiali, qualità e filosofia”.

La formazione interna è parte integrante del progetto.

“Abbiamo due figure storiche che si occupano della formazione sui brand. Non esistono corsi standard adatti al nostro format: la formazione è molto mirata e valoriale”.

Grande importanza è riservata anche agli eventi, intesi come strumenti di relazione e racconto.

“Gli eventi in store sono molto importanti. Ne facciamo diversi ogni anno. Sono occasioni fondamentali di engagement e visibilità. Organizziamo eventi con dj, musica, catering e la presenza completa delle collezioni, per far comprendere la profondità del brand”.

Milano, in questo senso, rappresenta un contesto particolarmente favorevole e il posizionamento degli store in punti centrali della città rappresenta sicuramente in plus in questa direzione:

“Lavoriamo molto con musicisti, artisti, sportivi e personaggi dello spettacolo. Milano è perfetta per questo tipo di engagement”.

In occasione di MIDO, il calendario si arricchisce ulteriormente.

“Parteciperemo a MIDO e organizzeremo anche un evento in store il sabato sera, con il brand Sestini.Sarà un momento conviviale, aperto a chi esce dalla fiera”.

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Paola Ferrario
Progetto architettonico: Studio Mabb, Milano – Arredi: Pedà Arredamenti – Foto: Carola Merello