Il valore della contattologia passa dalla professionalità

Il 25 e 26 ottobre, all’Hotel Ergife di Roma, torna il Convegno Assottica. Scopriamo le fasi salienti della manifestazione attraverso le parole del suo Presidente, Filippo Pau.

Intervista a Filippo Pau, Presidente di Assottica Gruppo Contattologia

Al centro della sedicesima edizione c’è il claim “Il valore che si applica”. Nel corso delle due giornate congressuali saranno affrontati diversi temi: dall’evoluzione del mercato ai nuovi bisogni dei consumatori, passando per l’innovazione e l’intelligenza artificiale, con particolare attenzione al ruolo del professionista. Ne parliamo con Filippo Pau, Presidente di Assottica.

 

Il claim di quest’anno è “il valore che si applica”. Che cosa significa, concretamente, applicare il valore della contattologia nella quotidianità del centro ottico?

Il claim dell’edizione 2026 del Convengo Assottica nasce da un’idea molto concreta: il valore della contattologia non è quello che dichiariamo, ma quello che diventa riconoscibile nell’esperienza delle persone e nel lavoro quotidiano del professionista. Potremmo racchiuderlo in tre dimensioni. Innanzitutto, quella professionale, che si esprime nella preparazione del contattologo, nell’aggiornamento e, soprattutto, nella capacità di individuare la soluzione più adatta ai bisogni visivi e agli stili di vita. Poi c’è una dimensione sociale: il centro ottico è un presidio vicino alle persone, in cui il professionista informa, orienta e contribuisce concretamente al loro benessere visivo e alla loro qualità di vita. Infine, c’è una dimensione legata all’esperienza: il professionista guida il consumatore e il portatore verso la scelta migliore, aiutandolo a vivere al meglio la propria quotidianità. Possiamo dire che il valore si applica quando tutto questo entra nei gesti professionali, nelle scelte e nel rapporto con il portatore. L’innovazione e la professionalità diventano così un beneficio reale. Pensiamo che questo sia il vero significato del claim che vorremmo portare avanti nel corso delle due giornate.

 

Entriamo nel vivo del convegno. Quali saranno gli appuntamenti e come si articoleranno le due giornate?

Anche quest’anno saranno due giornate intense e articolate, costruite intorno a un percorso preciso: partiremo da ciò che sta cambiando per arrivare a ciò che il professionista potrà fare concretamente nel proprio centro ottico. Come da buona consuetudine, apriremo con i dati di mercato e daremo poi voce ai consumatori. Presenteremo la nostra survey, che metterà a confronto generazioni diverse e ci aiuterà a capire non soltanto che cosa cercano le persone, ma anche che cosa le avvicina alle lenti a contatto e che cosa, invece, può allontanarle. Approfondiremo poi temi scientifici e professionali che incidono sulla pratica quotidiana. Parleremo di come conquistare nuovi portatori, di presbiopia e astigmatismo, ma anche di superficie oculare e secchezza oculare. Avremo relatori internazionali di grande autorevolezza. Affronteremo inoltre un tema attuale come l’intelligenza artificiale, con un taglio concreto: cercheremo di capire che cosa può davvero migliorare il lavoro in un centro ottico e in quali ambiti il giudizio e il contributo umano del professionista restano insostituibili. Dedicheremo un’attenzione particolare alle nuove generazioni con ‘Buongiorno Futuro’, una sessione rivolta agli under 40, e con ‘Student Voice’, che porterà al convegno la voce di chi si sta formando e si affaccia alla professione. Ci sarà poi una sessione plenaria, prevista per domenica, e si svolgeranno workshop, occasioni di confronto e approfondimento. Il programma sarà quindi articolato, ma avrà un obiettivo comune: trasformare dati, evidenze e informazioni in indicazioni utili per la pratica quotidiana dei professionisti nel centro ottico.

 

Ci ha dato un quadro generale; entriamo ora nello specifico. Parlava della survey con cui Assottica ha messo a confronto generazione Z, millennials e over 45. Che cosa vi aspettate da questo dialogo?

Siamo partiti da una domanda decisiva per il nostro settore: ‘quanto conosciamo davvero le persone a cui ci rivolgiamo e quali sono i fattori che orientano le loro scelte?’. Dalla ricerca emerge un dato chiaro: non esiste un unico modo per avvicinarsi al mondo delle lenti a contatto, perché le generazioni hanno esigenze diverse. I più giovani cercano libertà, attenzione all’immagine, socialità e possibilità di praticare sport. Gli adulti, invece, sembrano orientarsi maggiormente verso praticità e comfort, compatibili con uno stile di vita spesso intenso. Gli over 45 attribuiscono particolare importanza alla rassicurazione del professionista e cercano soluzioni adatte a esigenze visive che cambiano ed evolvono con il passare degli anni. Non vorremmo limitarci a presentare dei dati: vogliamo mettere a confronto consumatori e professionisti e mostrare che dietro ogni dato ci sono aspettative diverse. Ogni esperienza merita di essere ascoltata e compresa alla luce dei bisogni di ciascuno. Le generazioni non sono semplici etichette: personalizzare la proposta è la chiave per individuare la risposta più adatta a chi abbiamo davanti e trasformare, nel tempo, la curiosità del portatore in fiducia. La domanda, quindi, non è soltanto perché una persona non abbia ancora iniziato a usare le lenti a contatto, ma anche quali ostacoli abbia incontrato lungo il percorso. Solo comprendendoli possiamo trovare risposte migliori e offrire nuove opportunità sia al centro ottico sia alla categoria nel suo complesso.

 

Accennava agli ostacoli all’utilizzo delle lenti a contatto. Il discomfort e l’occhio secco sono sicuramente tra questi. Quanto incidono oggi sulla scelta di indossare le lenti a contatto e sulla continuità d’uso?

Il discomfort e l’occhio secco incidono direttamente sulla qualità dell’esperienza e, soprattutto, sulla continuità d’uso. Non conquistiamo un nuovo portatore solo facendogli provare le lenti per la prima volta: è importante seguirlo anche nelle settimane e nei mesi successivi. Una corretta educazione iniziale è fondamentale, ma il follow-up è altrettanto importante, perché contribuisce a consolidare il comfort e la qualità visiva nel tempo. Il professionista, e in particolare il contattologo, ha quindi un ruolo determinante nel trasformare la prima prova in un’esperienza positiva e duratura. Come Assottica vogliamo mettere i professionisti nelle condizioni di confrontarsi con le evidenze scientifiche più autorevoli e aggiornate. La collaborazione con TFOS va proprio in questa direzione. Al convegno ci saranno occasioni di confronto e approfondimento sia nella sessione plenaria sia nel corso dedicato. La conoscenza aiuta a prendere decisioni più mirate e a seguire il portatore nel tempo, rendendo la sua esperienza duratura e sostenibile. È un’esperienza che può offrire solo l’ottico, naturalmente. Le lenti a contatto si possono acquistare anche online, ma la presenza dell’ottico offre garanzie importanti.

 

Che cosa serve oggi per avvicinare i giovani alla contattologia?

Credo che il primo passo sia smettere di parlare dei giovani soltanto come destinatari: è importante coinvolgerli nella costruzione del futuro della categoria. Da questa idea nasce ‘Buongiorno Futuro’, un appuntamento dedicato agli under 40, che saranno protagonisti di un laboratorio di idee e proposte. L’obiettivo è mettere a fattor comune esperienze e buone pratiche e riunire professionisti e aziende per sviluppare nuove idee per il futuro della contattologia. ‘Student Voice’, invece, darà spazio a chi si sta formando. Al centro ci sarà un tema importante come l’intelligenza artificiale: cercheremo di capire in che modo il suo impiego nella formazione possa renderla più adeguata e aiutare a gestirla con consapevolezza, senza perdere la centralità del ragionamento, del confronto e dell’esperienza, che restano insostituibili. La contattologia può parlare molto alle nuove generazioni perché unisce innovazione, tecnologia e specializzazione a una forte dimensione umana. Permette di lavorare su soluzioni che hanno un effetto concreto sulla qualità della vita delle persone. Come filiera, dobbiamo rendere visibili queste opportunità e creare spazi in cui i giovani possano sperimentare il senso di appartenenza e di responsabilità verso la professione che stanno iniziando. Solo così potremo mostrare loro che la contattologia è un ambito in cui costruire il proprio futuro professionale. Questo è ciò che ci ha guidato nella costruzione dei due appuntamenti previsti durante il convegno.

 

Siamo arrivati alla sedicesima edizione: come è cambiato il Convegno Assottica?

Ha detto bene: sedici edizioni sono tante e, nel frattempo, sono cambiate molte cose. È cambiato il mercato, sono cambiati i consumatori ed è cambiato anche il modo in cui l’ottico esercita la propria professione. Nel corso di queste sedici edizioni, il convegno è cresciuto cercando di leggere i cambiamenti e di offrire ai professionisti strumenti utili e adeguati ai tempi. La preparazione tecnico-scientifica resta indispensabile, ma deve dialogare con nuove capacità: comprendere i bisogni e gli stili di vita dei consumatori, interpretare un mercato in evoluzione e utilizzare le nuove tecnologie, traducendo tutto questo in scelte professionali concrete all’interno del centro ottico. Per questo il convegno è diventato sempre più un luogo di confronto tra evidenze scientifiche, dati ed esperienze. Non è solo un’occasione di aggiornamento: è uno spazio in cui le diverse parti possono confrontarsi e contribuire a interpretare i cambiamenti. Ciò che, a mio parere, non è cambiato è la sua vocazione: far dialogare l’industria, i professionisti, il mondo scientifico e le nuove generazioni. Da questo scambio la filiera può comprendere il presente e costruire con maggiore consapevolezza il futuro della contattologia.

 

Tecnologia, intelligenza artificiale e nuovi strumenti diagnostici stanno accelerando il cambiamento. Quale sarà il ruolo insostituibile del professionista?

Le priorità potrebbero essere molte, ma, dovendone indicare una, direi che la principale è diffondere la cultura delle lenti a contatto, partendo dai benefici pratici che possono offrire nella vita delle persone. Le lenti a contatto sono uno strumento di correzione visiva che può portare vantaggi concreti nello sport, nel lavoro, nel tempo libero e in tanti altri momenti della quotidianità. Offrono una possibilità di scelta che può tradursi in maggiore libertà e in una migliore qualità di vita per chi le indossa. Questa possibilità, però, diventa concreta solo se riusciamo a farla conoscere e, soprattutto, a farla sperimentare nel modo corretto. In questo, crediamo che il professionista abbia un ruolo insostituibile. Nel rapporto con il cliente, può far emergere bisogni che spesso non vengono espressi, informare in modo corretto e guidare le persone verso la scelta e la soluzione più adatte anche ai loro stili di vita. È responsabilità dell’intera filiera creare le condizioni perché tutto questo avvenga. L’industria contribuisce attraverso l’innovazione e i prodotti; l’associazione, attraverso la cultura e l’informazione; il professionista, attraverso la preparazione, la proposta e, soprattutto, la continuità nel seguire i portatori. Far crescere la contattologia significa ampliare la conoscenza e le opportunità, aiutando le persone a scoprirle attraverso un’esperienza professionale positiva e i benefici che le lenti a contatto possono offrire nella vita quotidiana.

 

Se dovesse indicare una sola priorità per il futuro della contattologia italiana, quale sarebbe?

La tecnologia sta ampliando rapidamente ciò che possiamo conoscere, analizzare e fare. Proprio per questo, è ancora più importante capire che cosa possa aggiungere concretamente al lavoro del professionista. L’intelligenza artificiale e i nuovi strumenti diagnostici possono rendere le informazioni più accessibili, supportare l’analisi e migliorare alcuni processi all’interno del centro ottico. Non sono soluzioni miracolose, né minacce da osservare a distanza: sono strumenti da conoscere e imparare a governare con consapevolezza. Il professionista resta insostituibile nel dare significato alle informazioni che può ottenere più rapidamente. È lui a comprendere la persona e a integrare i dati con i suoi bisogni e il suo stile di vita; valuta le diverse soluzioni disponibili e se ne assume la responsabilità nell’ambito del proprio ruolo. La sfida, quindi, è far evolvere la professionalità attraverso la tecnologia, senza delegare ciò che appartiene alla dimensione umana. Il giudizio, la fiducia, la presenza nel tempo e la capacità di comprendere ciò che il cliente spesso non esprime in modo esplicito restano prerogative insostituibili del professionista. L’innovazione diventa una vera opportunità quando migliora la qualità del servizio e libera tempo e attenzione da dedicare alla persona. In questo modo, l’ottico può offrire un’assistenza più attenta a chi si rivolge al centro ottico.

 

📍 16° CONVEGNO ASSOTTICA
25–26 ottobre 2026
Ergife Palace Hotel, Roma