Avanzamenti nella progressione miopica

Un possibile cambio di paradigma nel controllo della miopia infantile è stato rilevato al congresso dell’Association for Research in Vision and Ophthalmology 2026. L’evoluzione porta la firma HOYA Vision Care.

Intervista a Anna Maria Nicolini, Direttrice Marketing & Professional, e Michele Liguori, Medical Relations Coordinator di HOYA Italia

I nuovi dati clinici presentati da HOYA Vision Care al congresso annuale ARVO di Denver mostrano risultati senza precedenti per le lenti MiYOSMART iQ che nei giovani miopi in età compresa tra 4 e 12 anni hanno dimostrato di arrestare in media la progressione miopica nel primo anno di utilizzo di ridurre l’allungamento assiale a livelli comparabili a quelli fisiologici degli emmetropi. Un traguardo che segna anche un passaggio importante nella gestione precoce della miopia, grazie all’efficacia dimostrata per la prima volta già a partire dai 4 anni. Ne abbiamo parlato con Anna Maria Nicolini, Direttrice Marketing & Professional di HOYA Italia, insieme a Michele Liguori, Medical Relations Coordinator di HOYA Italia.

 

I risultati presentati ad ARVO 2026 parlano di livelli di efficacia senza precedenti. Qual è, dal vostro punto di vista, il dato più rivoluzionario emerso da questo studio?
Michele Liguori. Il risultato più eclatante emerso da questo studio è il fatto che, nei soggetti che hanno indossato MiYOSMART, non sia stata osservata in media progressione della miopia nel primo anno di trattamento. Questo ci fa capire che stiamo entrando in una nuova fase: non parliamo più soltanto di correggere la vista, ma di offrire ai professionisti della visione strumenti sempre più evoluti per gestire attivamente la progressione miopica fin dai primi segnali.

 

Uno degli aspetti più rilevanti è l’età dei pazienti: perché è così importante intervenire già a partire dai 4 anni?
Anna Maria Nicolini. Non diciamo che sia strettamente necessario iniziare a quattro anni, ma sicuramente prima si interviene, meglio è. Gli studi scientifici dimostrano che un approccio precoce può fare una grande differenza sul futuro visivo dei bambini. Parlare di gestione della miopia già a partire dai 4 anni significa offrire alle famiglie e ai professionisti la possibilità di agire in una fase molto delicata dello sviluppo visivo. Sempre più spesso diciamo che non conviene aspettare che la miopia peggiori: bisogna adottare un approccio proattivo e strutturato fin dalle prime fasi.

 

Lo studio parla anche di allungamento assiale: perché è un parametro così cruciale?
M.L. L’allungamento assiale rappresenta oggi il principale fattore di rischio nella progressione miopica ed è considerato uno dei parametri più importanti nella gestione clinica della miopia. La progressione non consiste semplicemente in un aumento refrattivo in diottrie, ma è associata a una crescita eccessiva del bulbo oculare. Questo processo è direttamente correlato all’aumento del rischio di complicanze oculari patologiche nel lungo termine, come distacco di retina, glaucoma o degenerazioni retiniche periferiche. Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio su MiYOSMART iQ è proprio il controllo estremamente marcato dell’allungamento assiale. Nei bambini trattati, infatti, la crescita assiale osservata è risultata inferiore o comparabile a quella fisiologica dei bambini emmetropi, suggerendo non solo un rallentamento della progressione miopica, ma una possibile normalizzazione del pattern di crescita oculare.

 

Entriamo nella tecnologia: cosa distingue MiYOSMART iQ dalle precedenti soluzioni D.I.M.S.?
M.L. La principale differenza di MiYOSMART iQ è l’introduzione del cosiddetto Triple Enhanced Design, basato su tre elementi fondamentali. Il primo è l’estensione della zona di trattamento, che consente una copertura più ampia del campo visivo periferico del bambino, anche in presenza di montature più grandi. Il secondo è il maggiore potere dei segmenti multipli, che permette di inviare alla retina un segnale di defocus più forte per rallentare la progressione della miopia. Il terzo, forse il più importante, è il posizionamento dei segmenti di defocus più vicino al centro della lente, in un’area retinica particolarmente sensibile al segnale di defocus, definita sweet spot. Negli ultimi anni, diversi studi hanno dimostrato che la retina periferica paracentrale, in particolare tra i sei e i dieci gradi di eccentricità retinica, presenta una sensibilità particolarmente elevata ai segnali di defocus positivo e potrebbe svolgere un ruolo chiave nella regolazione della crescita oculare. Stimolare in modo più efficace questa specifica area retinica potrebbe quindi aumentare la capacità della lente di inviare un segnale di rallentamento dell’allungamento assiale. L’integrazione di questi tre aspetti ha consentito di raggiungere livelli di efficacia estremamente elevati nel controllo della progressione miopica.

 

Considerando l’aumento globale della miopia infantile, come vede evolvere il ruolo delle lenti oftalmiche rispetto ad altre strategie di gestione?
A.M.N. La miopia sta diventando una delle grandi sfide sanitarie globali dei prossimi anni e richiede un approccio sempre più multidisciplinare. Le lenti oftalmiche hanno e avranno un ruolo centrale, perché rappresentano una soluzione non invasiva, accessibile e facilmente integrabile nella quotidianità del bambino e della famiglia. Parallelamente sarà sempre più importante lavorare sulla cultura della prevenzione, perché non stiamo parlando di una semplice lente correttiva, ma di un vero strumento di prevenzione. È quindi fondamentale la collaborazione tra medico oculista, ottico optometrista ed eventualmente anche pediatra o ortottista nella gestione del bambino. Crediamo che il futuro della gestione della miopia sia proprio questo: creare un ecosistema integrato intorno al giovane miope.

 

Come si traduce questo risultato scientifico nella comunicazione verso ottici e genitori?
A.M.N. Si tratta di un’attività a 360 gradi. Lavoriamo con i medici oculisti attraverso attività informative e formative, affinché siano sempre più aggiornati sui benefici reali e tangibili del prodotto, supportati da evidenze scientifiche e non da semplici promesse. Parallelamente lavoriamo con ottici e optometristi, ma realizzeremo attività importanti anche rivolte alle famiglie, perché è fondamentale coinvolgere tutti e tre i target di riferimento. Per gli ottici e i professionisti vogliamo trasferire strumenti concreti, protocolli e conoscenze che consentano una gestione sempre più strutturata e multidisciplinare. Abbiamo creato, a questo proposito, un protocollo clinico che nasce proprio con l’obiettivo di tradurre le evidenze scientifiche nella pratica clinica quotidiana e favorire un approccio condiviso.

 

Quindi la figura centrale resta comunque quella dell’ottico?
A.M.N. Insieme all’oculista. L’ottico optometrista è spesso il professionista che accompagna la famiglia nel percorso quotidiano e, molto spesso, rappresenta anche il primo riferimento. Ha quindi un ruolo fondamentale nell’aumentare la consapevolezza sulla gestione della miopia. Oggi più che mai è importante creare sinergie tra tutte le figure professionali, condividendo conoscenze, linguaggi e obiettivi comuni. È per questo che investiamo molto nella formazione e nel supporto ai professionisti: crediamo che l’innovazione abbia valore solo quando riesce davvero ad arrivare nella pratica quotidiana.

 

La progressione miopica e queste nuove soluzioni, in particolare la vostra, hanno rafforzato la collaborazione tra ottico optometrista e medico oculista?
A.M.N. Se penso a diciotto anni fa, quando sono entrata in questo settore, si parlava esclusivamente di correzione; successivamente si è iniziato a parlare anche di estetica. L’arrivo di MiYOSMART, affrontando aspetti più legati alla salute del giovane miope, ha sicuramente rappresentato una grande rivoluzione. Direi quindi di sì: la sinergia tra le diverse figure professionali è fondamentale per una migliore gestione del giovane miope.
M.L. MIYOSMART ha contribuito in modo significativo a creare una sorta di fil rouge tra ottico optometrista e medico oculista. È fondamentale collaborare insieme per il futuro dei nostri giovani e, come azienda, cerchiamo sempre più di stimolare e rafforzare questo tipo di collaborazione tra le due figure professionali.

 

Se doveste sintetizzare in un messaggio chiave ciò che MiYOSMART iQ rappresenta oggi per il controllo della miopia, quale sarebbe?
A.M.N. La forza di MiYOSMART iQ è anticipare il problema anziché inseguirlo. Significa intervenire precocemente, iniziando a utilizzare la lente quando il bambino mostra i primi segnali di progressione.
M.L. Sicuramente parliamo di una riduzione significativa della progressione miopica. I nuovi studi ci dicono addirittura che, in media, nell’arco di un anno si può arrivare anche a bloccare la progressione della miopia. Questo è un tema fondamentale per il futuro visivo e la crescita del giovane miope