70 anni di eccellenza

Intervista a Adalgisa e Francesco Manente

Da tre generazioni il centro ottico napoletano Optical Thomas porta avanti una filosofia fatta di competenza, innovazione e consulenza personalizzata. I fratelli Adalgisa e Francesco Manente raccontano una storia familiare in cui tradizione e aggiornamento continuo si fondono per offrire un servizio sempre più su misura.

Settant’anni di storia rappresentano un traguardo importante, ma per Optical Thomas sono soprattutto il punto di partenza di un percorso che continua a evolversi. Nato negli anni Cinquanta dall’intuizione del fondatore e cresciuto grazie all’impegno delle generazioni successive, il centro ottico napoletano ha costruito nel tempo una reputazione fondata su competenza, rigore professionale e attenzione alla persona. Oggi Adalgisa e Francesco Manente proseguono questo percorso con la stessa passione, investendo in formazione, tecnologie e consulenza personalizzata. Dalla gestione della miopia all’optometria, dalla contattologia all’armocromia, ogni scelta è guidata da un unico obiettivo: offrire a ogni cliente la soluzione migliore, senza compromessi sulla qualità. Entriamo nel loro mondo attraverso le parole di Adalgisa, che ripercorre le tappe più importanti che hanno portato l’attività fino a oggi:

 

Virgolette sinistra

“Nostro nonno era il direttore di uno storico negozio di Napoli, La Barbera. Successivamente decise di aprire un’attività qui, nella zona Flegrea, vicino alla NATO, perché parlava perfettamente inglese. Per questo motivo chiamò il negozio Optical Thomas: tutti lo soprannominavano ‘Mr. Thomas’, anche se non era né il suo nome né il suo cognome. Questa era una zona in grande espansione e, ben presto, iniziarono a lavorare con lui anche nostro padre e nostra madre. Mamma e nonna, inoltre, timbravano le fotografie sviluppate nel negozio: mezza Napoli ha ancora oggi le fotografie con il nostro timbro sul retro. Nel 1974 nostro padre morì e attraversammo anni molto difficili. Fu nostra madre, con grande determinazione, a riportare il negozio ai livelli di un tempo. Appena abbiamo raggiunto la maggiore età, a diciotto anni, siamo entrati anche noi in azienda. Io sono qui da quarant’anni, mio fratello da trentanove”.

Raccogliere e portare avanti una tradizione familiare così lunga nel settore dell’ottica è un impegno non da poco, specifica Francesco:

“È una grande responsabilità, perché portare avanti con orgoglio il nome di nostro nonno prima e di nostro padre poi significa custodire una storia importante. Allo stesso tempo, però, è anche motivo di grande orgoglio e questo rende più leggeri i sacrifici che questo mestiere richiede. Ai tempi di nostro nonno si diceva che il lavoro fosse una ‘prigione dorata’: un’attività che ti tiene impegnato quasi tutto l’anno, ma che restituisce enormi soddisfazioni grazie alla fiducia e alla riconoscenza dei clienti. Prima abbiamo ascoltato questi racconti da nostro nonno, da nostro padre e da nostra madre; poi li abbiamo vissuti in prima persona. È una responsabilità, certo, ma è soprattutto un lavoro bellissimo, svolto con professionalità, che ci ripaga ogni giorno quando i clienti ci ringraziano per il lavoro svolto”.

C’è un filo rosso che lega la gestione della famiglia e di Adalgisa e Francesco:

Adalgisa Manente. “Sicuramente abbiamo ereditato un’etica professionale molto forte, che ancora oggi ci distingue. La serietà è un valore imprescindibile: trattiamo ogni cliente come vorremmo essere trattati noi. Se c’è qualcosa che abbiamo introdotto è una fortissima attenzione alla tecnologia e alla precisione. Vogliamo che ogni occhiale, così come ogni lente a contatto o qualsiasi altro prodotto, sia realizzato nel migliore dei modi. Questo è l’insegnamento che abbiamo ricevuto. Il nostro storico collaboratore raccontava spesso dei confronti tra mio padre e mio nonno: mio padre era aperto all’innovazione, alle montature più grandi, ispirate anche alla moda lanciata da Sophia Loren, mentre nostro nonno preferiva ancora le montature piccole, anche perché all’epoca le lenti avevano limiti tecnici differenti. C’è sempre stata una rincorsa all’innovazione, ma senza mai rinunciare alla qualità e alla precisione nella realizzazione dell’occhiale. L’etica professionale è il valore che abbiamo custodito più di ogni altro e che, ancora oggi, consideriamo irrinunciabile”.

Nella storia di Optical Thomas ci sono stati dei momenti cruciali, che hanno segnato una vera svolta per l’attività:

A.M. “La svolta più importante, naturalmente, è stata la scomparsa di nostro padre. È stato un momento di grande dolore e di incertezza. Ma, parlando della nostra esperienza, il cambiamento decisivo è arrivato nel 2000, con il passaggio dalla lira all’euro. In quel periodo molte aziende raddoppiarono di fatto i prezzi, senza effettuare una reale conversione, e noi ci trovammo davanti a una scelta: seguire chi guardava soltanto al profitto oppure orientarci verso aziende più artigianali, meno conosciute, ma con una qualità superiore. Contemporaneamente il mercato venne invaso da prodotti cinesi. In quel momento mi sono fermata e ho chiesto consiglio a persone con molta più esperienza di me, soprattutto ai direttori commerciali che incontravo durante le fiere di Milano. Da giovane ascoltavo con attenzione chi ne sapeva più di me. Il consiglio che ricevetti fu molto chiaro: continuare sulla strada della qualità, senza abbassare il livello, anzi migliorandolo ulteriormente, perché solo la professionalità avrebbe garantito un futuro all’attività. Così abbiamo fatto. Abbiamo investito nei servizi, nell     a formazione e nelle tecnologie. Ricordo quando sostituimmo la nostra vecchia mola con un modello di ultima generazione, capace di realizzare lavorazioni molto più precise e complesse. Da allora abbiamo continuato a investire costantemente nella qualità del negozio”.

Francesco Manente. “Questa scelta ci ha fatto perdere alcuni clienti, ma non erano i clienti che cercavamo. Noi volevamo persone che condividessero il nostro modo di lavorare e il valore della qualità. Oggi siamo conosciuti come professionisti molto precisi. Forse non siamo i più economici, ma chi sceglie la qualità sa che ha un costo”.

Il rapporto con il cliente nel corso degli anni è fisiologicamente cambiato ed è fondamentale oggi costruire una relazione di fiducia duratura:

A.M. “Una volta il cliente si affidava completamente a noi. Entrava in negozio, si sedeva e si lasciava guidare. Gli ottici erano pochi e il rapporto era basato sulla fiducia. Oggi il cliente è molto più informato, ma anche più disorientato, perché riceve continuamente informazioni e messaggi pubblicitari. Il nostro compito, quindi, non è vendere una marca o una montatura di tendenza, ma ascoltare davvero la persona. Se un cliente torna da noi non è per il logo sull’asta dell’occhiale, ma perché sa che mettiamo passione in quello che facciamo e che gli proponiamo sempre la soluzione migliore per le sue esigenze. Per me ogni occhiale è una soddisfazione, sia il più complesso sia il più semplice. Lo realizzo con la convinzione che meglio di così non possa essere fatto. Per questo dedico tantissimo tempo al computer, alla telesagomatura e ai montaggi. In realtà, il mio vero lavoro inizia proprio quando il cliente esce dal negozio: è lì che curo ogni dettaglio, per ottenere la lente più sottile possibile e il montaggio migliore. La fiducia si costruisce giorno dopo giorno. È chiaro che chi cerca soltanto il prezzo farà il giro di tanti negozi finché non troverà l’offerta che desidera. Chi viene da noi, invece, sa che riceverà il prodotto più adatto alle proprie esigenze”.

F.M. “A volte dico anche che il cliente dovrebbe provare altri negozi. Solo così si rende conto che ciò che per noi è normale, in realtà non lo è affatto. Molti considerano scontata la nostra professionalità, ma basta confrontarla con altre esperienze per capirne il valore. Anche una semplice regolazione della montatura fa la differenza. Io insegno ottica e una delle cose che trasmetto ai miei studenti è proprio come regolare correttamente un occhiale sul viso. La maggior parte di loro lavora già nei centri ottici e mi racconta che spesso questa operazione non viene eseguita. Noi, invece, abbiamo imparato da nostra madre che la prima cosa da fare, quando si consegna un occhiale, è adattarlo perfettamente al viso del cliente. Può sembrare un dettaglio, ma è la base del nostro lavoro”.

Dalle loro parole emerge come i fratelli abbiano competenze e sensibilità diverse, che li portano a ricoprire ruoli complementari.

F.M. “Se ci occupassimo entrambi delle stesse cose probabilmente finiremmo per litigare. Per questo abbiamo scelto di dividerci i compiti. Io mi occupo di contattologia, optometria, laboratorio, contabilità e, quando serve, anche della vendita al banco. Adalgisa, invece, segue principalmente la vendita e la consulenza al cliente. Io dico sempre, scherzando, che sarebbe capace di vendere un occhiale da vista anche a un cieco”.

Adalgisa è particolarmente attratta dalle sfide applicative più complesse:

A.M. “In realtà non parlerei di sfide, ma di opportunità. Ogni prescrizione, anche la più complessa, rappresenta per me l’occasione di mettermi alla prova. Forse è proprio questo il motivo per cui i clienti si fidano di me: affronto ogni occhiale come se fosse il mio. Qualunque sia la gradazione, anche la più elevata o particolare, faccio tutto il possibile perché il risultato sia il migliore. Sono anche molto determinata. Quando una montatura non è adatta a una determinata prescrizione lo dico chiaramente. Se necessario sono anche molto ferma, perché so che quella scelta è nell’interesse del cliente. Preferisco rinunciare a una vendita piuttosto che consegnare un occhiale che non funzionerà bene. Il grande vantaggio dell’essere indipendenti è proprio questo: non abbiamo obblighi verso nessuna azienda e possiamo consigliare esclusivamente ciò che riteniamo migliore per la persona che abbiamo davanti”.

F.M. “La cosa che le porta via più tempo sono le lenti progressive. Lei non si limita a ordinare una lente sulla base della prescrizione dell’oculista. Fa una vera e propria anamnesi visiva: analizza le esigenze del cliente, la distanza di lavoro, quella del computer, le attività che svolge ogni giorno. In base a queste informazioni personalizza il progetto della lente. Basta modificare anche solo la distanza di utilizzo perché cambi la potenza necessaria. Se la prescrizione è stata calcolata, ad esempio, per una distanza di 30 centimetri, ma il cliente lavora abitualmente a 45 centimetri, lei ricalcola tutto affinché la lente sia realmente adatta alla sua vita quotidiana. Questo richiede molto tempo, ma il risultato è un occhiale realmente sartoriale”.

Adalgisa fa eco a Francesco in merito alle lenti, specificando che il suo impegno è a 360°:

“E questo vale non solo per le lenti individuali di fascia alta. Anche un cliente con una prescrizione semplice merita la stessa attenzione. Per me ogni occhiale rappresenta una nuova opportunità per fare bene il mio lavoro. È anche per questo che spesso rimango in negozio oltre l’orario di chiusura. Fortunatamente mi piace quello che faccio”.

F.M. “Poi entra in gioco anche il laboratorio. Lei mi dice: “Questo occhiale lo voglio realizzato in questo modo”. Io a volte le rispondo: “Ma non si può fare”. E lei mi guarda e dice: “Ci riuscirai, non ti preoccupare’”.

La consulenza al cliente rappresenta per Adalgisa un concetto molto ampio, che ha scelto di approfondire anche attraverso discipline come l’armocromia:

“Per quanto riguarda l’armocromia, ho avuto una grande maestra, una splendida professionista napoletana conosciuta come Fashion Dea, che tiene corsi su questi temi. Ne ho seguiti diversi, ma l’ho fatto soprattutto per avere una conferma. Dopo quarant’anni di lavoro e migliaia di montature viste, mi sono sempre affidata molto all’intuito. Riuscivo già a capire se un colore valorizzasse una persona più di un altro. Questi corsi mi hanno dato la certezza che quell’intuito fosse corretto e, soprattutto, mi hanno permesso di rafforzarlo. Oggi, quando consiglio a una cliente di evitare il nero pieno oppure di scegliere un nero con sfumature o dettagli differenti, so di basarmi non solo sull’esperienza, ma anche su competenze specifiche. Non ho studiato soltanto l’armocromia, ma anche la relazione tra la forma del viso e quella della montatura, il colore e il taglio dei capelli, la posizione delle orecchie, la forma del naso e tutti quegli elementi che contribuiscono a individuare l’occhiale più adatto. Sono corsi ai quali ho partecipato fin dall’inizio, soprattutto durante il periodo del Covid, quando ho investito moltissimo nella formazione. Oggi posso dire che hanno consolidato ulteriormente quello che già facevo istintivamente, aiutandomi a consigliare con ancora maggiore sicurezza la montatura migliore per ogni cliente”.

Francesco, come accennava, si occupa anche di formazione e insegna ottica. Oggi continuare a studiare e aggiornarsi in una professione in costante evoluzione è un asset fondamentale per l’ottico:

“Insegno alla Multicenter di Napoli e tengo corsi di contattologia, laboratorio e optometria. La formazione è fondamentale. Nel nostro settore rimanere aggiornati è indispensabile, perché le innovazioni riguardano continuamente le lenti, gli strumenti e perfino le terapie per alcune patologie oculari. Come diceva prima Adalgisa, oggi i clienti arrivano molto preparati. Hanno letto articoli, si sono informati sul web e spesso ci chiedono spiegazioni su nuove tecnologie o su lenti appena introdotte sul mercato. Noi non possiamo permetterci di farci trovare impreparati: dobbiamo conoscere queste novità e saperle spiegare con competenza. Credo che, nel nostro lavoro, non esista alternativa alla formazione continua”.

L’attività di docente ha inoltre influenzato il suo modo di lavorare con il cliente e di trasmettere le informazioni:

F.M. “L’insegnamento mi ha aiutato molto, soprattutto nel trovare un linguaggio semplice. Ripetere ogni giorno determinati concetti agli studenti mi ha insegnato a spiegare anche le patologie oculari in modo chiaro e comprensibile. Capita spesso che un cliente arrivi dopo la visita dall’oculista dicendo: “Mi hanno detto che sono miope” oppure “Sono ipermetrope, ma cosa significa?”. Essere in grado di tradurre concetti tecnici in parole semplici è una competenza che ho sviluppato proprio grazie all’attività di docente”.

Negli anni i fratelli Manente hanno sviluppato una particolare attenzione verso i bambini. Abbiamo chiesto loro quali sono le esigenze più frequenti che incontrano nei genitori e nei giovani portatori:

A.M. “Molto spesso il genitore che accompagna il bambino non porta gli occhiali e si trova completamente disorientato. Non conosce questo mondo e ha molti dubbi. A volte pensa che un occhiale debba essere sostituito ogni anno come un paio di scarpe e teme di investire in un prodotto che potrebbe rovinarsi rapidamente. Per questo la nostra prima responsabilità è spiegare con chiarezza perché il bambino deve portare gli occhiali, quali sono le sue esigenze visive e quali caratteristiche devono avere la montatura e le lenti. L’occhiale deve essere comodo, leggero, resistente e adatto al tipo di difetto visivo. Il nostro compito è accompagnare i genitori in un percorso che, spesso, affrontano per la prima volta, aiutandoli a comprendere ciò che li aspetta e a fare scelte consapevoli”.

La miopia infantile e adolescenziale rappresenta oggi una delle principali sfide per la salute visiva e ha profondamente modificato l’approccio alla gestione della progressione miopica.

A.M. “Essendo sempre molto attenti all’innovazione, abbiamo seguito fin da subito tutti i corsi dedicati alla gestione della progressione miopica. L’approccio è cambiato completamente. Un tempo ci si limitava ad aumentare la gradazione delle lenti anno dopo anno. Oggi, invece, l’obiettivo è rallentare la progressione della miopia. Anch’io sono madre di un ragazzo che ha iniziato a portare gli occhiali da piccolo e conosco bene l’importanza di questo tema. Per questo abbiamo investito sia nelle lenti sia nelle montature dedicate, ma soprattutto abbiamo acquistato un biometro”.

F.M. “Per essere davvero professionali è fondamentale capire se la miopia è legata all’allungamento del bulbo oculare. Il biometro ci permette proprio di misurarne la lunghezza. Naturalmente non formuliamo diagnosi: questo compito spetta sempre all’oculista. Noi rileviamo i dati, li trasmettiamo allo specialista e lui può prescrivere le lenti con maggiore consapevolezza”.

A.M. “Lavoriamo sempre in stretta collaborazione con gli oculisti. Non realizziamo mai un occhiale per la gestione della miopia senza una prescrizione specialistica. Quando consegniamo l’occhiale chiediamo inoltre che il bambino torni una volta al mese per verificare che la montatura sia regolata correttamente. È un controllo fondamentale, perché anche il corretto posizionamento dell’occhiale influisce sull’efficacia del trattamento. I risultati ci stanno dando grandi soddisfazioni. Abbiamo seguito bambini nei quali  la miopia è rimasta stabile per tre anni consecutivi. Sono risultati che confermano l’efficacia di queste lenti. Anche confrontandomi con gli oculisti durante i congressi, ho avuto la conferma che oggi queste soluzioni rappresentano uno strumento realmente valido nella gestione della progressione miopica”.

Adalgisa ci conferma quanto sia importante coinvolgere la famiglia e spiegare ai genitori che la gestione della miopia non si esaurisce semplicemente nella prescrizione di un occhiale:

“È fondamentale. Se spiego ai genitori che alcuni comportamenti sono indispensabili per il benessere del bambino, come far controllare periodicamente la montatura, lo faccio esclusivamente nel suo interesse. Molto dipende anche da come si comunica. Il nostro obiettivo non è spaventare le famiglie, ma renderle consapevoli. Cerco sempre di responsabilizzare i genitori, perché sono loro a dover seguire il bambino in questo percorso. Quando vedo un bambino che porta gli occhiali sulla punta del naso,non rimprovero lui, ma mi rivolgo con gentilezza ai genitori”.

F.M. “Non si tratta di un semplice occhiale: è uno strumento terapeutico e, come tutte le terapie, deve essere utilizzato correttamente. Se la montatura scende sul naso, il trattamento perde efficacia. Siamo molto chiari anche su un altro aspetto: se si decide di intraprendere un percorso di gestione della miopia, bisogna portarlo avanti con continuità. Interromperlo dopo uno o due anni significa vanificare il lavoro svolto. È un impegno che richiede costanza, fino al termine della crescita”.

A.M. “Consiglio sempre ai bambini di trascorrere più tempo all’aria aperta e cerco di coinvolgere tutta la famiglia in modo positivo. Molti genitori arrivano da noi già preoccupati, magari perché sono fortemente miopi o perché ci sono altri casi in famiglia. Il mio ruolo è anche quello di tranquillizzarli e spiegare che oggi abbiamo strumenti efficaci per rallentare la progressione della miopia. Tra questi ci sono anche le lenti a contatto specifiche, un ambito di cui si occupa Francesco. Abbiamo bambini che iniziano a portarle già a sei anni.  Un tempo sembrava impensabile, oggi, se il percorso è seguito correttamente e con il supporto dei genitori, rappresenta una soluzione sicura ed efficace. Alcuni dei nostri piccoli pazienti sono ormai adulti e continuano a  essere seguiti da noi da molti anni”.

Chiudiamo l’intervista tornando al traguardo dei 70 anni di Optical Thomas.

A.M. “La cosa che mi rende più orgogliosa è il riconoscimento che riceviamo dai professionisti del settore. Gli oculisti conoscono il nostro modo di lavorare e si fidano di noi. Quando partecipo alle fiere, dal MIDO a SILMO di Parigi fino agli eventi internazionali, chi conosce il mondo dell’ottica napoletana sa perfettamente chi siamo. Questo, per noi, è motivo di grande orgoglio. Abbiamo costruito una reputazione fondata sulla competenza e sulla serietà”.

F.M. Ci sono oculisti che, pur collaborando con altri centri ottici o avendo parenti ottici, ci affidano i casi più complessi: pazienti con gradazioni elevate, montaggi particolari o esigenze tecniche molto specifiche. Quando uno specialista dice a un paziente: “Vada da Optical Thomas, perché solo loro possono realizzare questo occhiali”, per noi rappresenta il riconoscimento più importante. Significa che, in settant’anni di storia, siamo riusciti a costruire un rapporto di fiducia non solo con i clienti, ma anche con tutta la comunità professionale”.

 

 

Virgolette destra

 

 

Paola Ferrario