La visione che nasce dal cervello

Con la nuova gamma di lenti ZEISS ClearMind, l'azienda tedesca ripensa il design delle lenti introducendo per la prima volta il concetto di riduzione del carico cognitivo.

Intervista a Marco Locatelli, Product Manager di ZEISS Vision Care

Forte dello spirito pionieristico che la contraddistingue, ZEISS ha scelto di andare ad analizzare per la prima volta in maniera approfondita lo stretto legame tra vista e cervello, per approcciare lo sviluppo di una nuova lente in maniera completamente diversa. A raccontare questo cambio di paradigma è Marco Locatelli, Product Manager di ZEISS Vision Care, che spiega come la ricerca neuroscientifica condotta in collaborazione con l’Università di Tubinga abbia guidato lo sviluppo di un portafoglio di lenti – monofocali, supporto accomodativo e progressive – pensato per rispondere alle esigenze di una visione sempre più sollecitata dalla complessità del mondo contemporaneo.

 

Da quali bisogni del consumatore nasce la nuova gamma ZEISS ClearMind?
ClearMind non è un singolo prodotto, ma un vero e proprio portafoglio di soluzioni: monofocali, lenti a supporto accomodativo e progressive. Nasce da uno studio preliminare condotto da ZEISS in collaborazione con l’Università di Tubinga, da sempre partner scientifico dell’azienda. Il punto di partenza è una considerazione fondamentale: gli stimoli visivi che arrivano al cervello sono sempre più numerosi e complessi e questo influisce direttamente sul benessere della persona. L’immagine nitida viene elaborata dalla corteccia visiva e poi interpretata dalle aree prefrontali del cervello. In condizioni normali questo processo è efficiente. Quando invece la visione non è perfettamente nitida o è distorta, il cervello deve lavorare di più per interpretare le informazioni. Questo significa un aumento del cosiddetto carico cognitivo, cioè lo sforzo mentale necessario per elaborare ciò che vediamo.

 

Come avete misurato questo “carico cognitivo”?
Per la prima volta abbiamo cercato di quantificarlo in modo scientifico. Grazie alla collaborazione con istituti di ricerca, sono stati condotti studi utilizzando strumenti come l’elettroencefalogramma (EEG) per misurare l’attività cerebrale durante compiti visivi con differenti livelli di nitidezza. I partecipanti svolgevano attività pratiche – come la composizione di pattern con perline – indossando occhiali con visione corretta oppure volutamente alterata. Nella seconda fase dello studio sono stati aggiunti anche strumenti avanzati per il tracciamento oculare, in grado di misurare il movimento degli occhi e la frequenza dell’ammiccamento (blink rate). L’ammiccamento è un indicatore importante: meno si sbatte le palpebre, maggiore è lo sforzo attentivo. Più rilassamento visivo, invece, si traduce in una maggiore frequenza di ammiccamento.

 

Quali risultati avete osservato?
I risultati sono stati molto chiari. Con le nuove lenti ClearMind si è osservato un aumento dell’ammiccamento, segnale di maggiore comfort, una riduzione dello sforzo percepito e una sensazione soggettiva di maggiore naturalezza della visione. I partecipanti hanno riportato un’esperienza visiva più fluida e meno affaticante rispetto alle lenti tradizionali.

 

Lo studio quanto è durato?
Si tratta di due studi collegati, condotti nell’arco di circa sei mesi. Sono state coinvolte inizialmente 29 persone e, in una seconda fase, 32 partecipanti, per un’analisi approfondita degli effetti del carico cognitivo durante compiti visivi controllati.

 

Possiamo dire che ClearMind rappresenta un cambio di paradigma?
Sì, assolutamente. Il vero cambiamento è che ZEISS non ha semplicemente migliorato un design esistente, ma ha sviluppato un progetto partendo dagli studi neuroscientifici. l design della lente nasce direttamente dai dati, con l’obiettivo di ridurre il carico cognitivo. Si tratta di un approccio diverso rispetto al passato, in cui si partiva da un prodotto ottico per poi validarne le prestazioni. Oggi il punto di partenza è il funzionamento del cervello e della percezione visiva.

 

Che impatto ha questo sulla qualità della vita del portatore?
Non si tratta di aumentare la “performance” in senso assoluto, ma di liberare risorse cognitive. Se il cervello non deve compensare una visione imperfetta, può concentrare energia su altre attività: attenzione, concentrazione e benessere generale. Il risultato è una maggiore capacità di mantenere il focus più a lungo e con meno affaticamento. Dato che il cervello è l’organo che consuma più energia, ridurre il suo “sforzo inutile” contribuisce a una sensazione complessiva di benessere e minore stanchezza.

 

A chi si rivolgono queste lenti?
ClearMind è una gamma trasversale, pensata per tutti i portatori. Essendo un prodotto top di gamma, può essere proposto a diverse tipologie di clienti. Un consiglio pratico per gli ottici è iniziare da clienti particolarmente attenti alla qualità visiva, quelli più sensibili a imperfezioni e distorsioni. Sono proprio questi i portatori che percepiscono immediatamente la differenza.

 

Quali benefici percepisce il portatore?
Uno dei principali benefici è la riduzione dell’effetto “swim” tipico delle lenti progressive, ovvero la sensazione di ondeggiamento visivo. Con ClearMind, i portatori riferiscono una visione più stabile, naturale e senza distorsioni percepibili.

 

Come è stato progettato il design della lente?
Il processo parte dalla mappatura dell’ambiente visivo del portatore, individuando le aree di maggiore interesse: soprattutto distanza intermedia e vicino. Da qui, il design viene costruito per ottimizzare le zone di utilizzo frequente, ridurre le aberrazioni nelle aree più sensibili e posizionare le distorsioni in zone meno rilevanti per lo sguardo. Il risultato è un ampliamento dei campi visivi utili e una riduzione delle aree sfocate rispetto alla generazione precedente.

 

Ci sono dati comparativi rispetto al prodotto precedente?
Sì, rispetto a ZEISS SmartLife: +9% di area di visione da lontano, +26% nell’area intermedia e +41% nell’area da vicino, oltre a una riduzione del 10% delle aree di distorsione complessive. Questi risultati sono stati confermati sia in laboratorio sia in test reali con portatori in diversi Paesi.

 

Come è stato validato il prodotto sul mercato?
Sono stati coinvolti ottici e clienti in diversi Paesi, tra cui Italia, Germania,India, Cina e Regno Unito. I risultati hanno confermato quanto emerso dagli studi scientifici: una maggiore ampiezza percepita del campo di visione, un comfort immediato più elevato e un miglioramento del benessere visivo nel tempo. Per quanto riguarda gli ottici partner coinvolti nei test pilota: oltre il 90% ha affermato che le nuove lenti sono facili di proporre alla clientela.

 

Come si posiziona ClearMind rispetto a SmartLife?
ClearMind si posiziona al di sopra di SmartLife, che fino a oggi rappresentava il top di gamma. SmartLife rimane una soluzione eccellente, pensata per uno stile di vita digitale e dinamico, ma ClearMind introduce un ulteriore livello evolutivo: l’integrazione della neuroscienza applicata alla visione.

 

Esiste una versione personalizzata?
Oltre alla versione Individual 3, è disponibile anche la versione ClearMind Pro, ordinabile presso i centri ottici dotati di strumentazione ZEISS come iProfiler, VisuRef 600 o VisuCore 500. Questa soluzione permette una personalizzazione avanzata della lente, includendo: misurazioni individuali più precise, ottimizzazione della centratura e algoritmi avanzati come i.Scription per la correzione delle aberrazioni.

 

Qual è il messaggio chiave per l’ottico?
Il messaggio fondamentale è semplice: meno distorsione significa meno carico cognitivo. E meno carico cognitivo significa più concentrazione, più comfort e maggiore benessere per il portatore.

 

Quali strumenti di supporto avete previsto per il lancio?
ZEISS metterà a disposizione campagne marketing, materiali per il punto vendita e supporto digitale e televisivo.

 

Ci sono novità anche sui trattamenti antiriflesso?
Sì. I trattamenti ZEISS DuraVision Plus integrano la nuova tecnologia CleanGuard. Si tratta di un’evoluzione del rivestimento superficiale che migliora: la resistenza a impronte e sporco, l’idrorepellenza, la facilità di pulizia e la riduzione dell’elettricità statica. Il risultato è una lente più pulita, più duratura e più facile da mantenere nel tempo.