Due visioni per un progetto indipendente

Intervista a Barbara e Valeria

ph. Roberto De Riccardis

Barbara T. e Valeria M. hanno trasformato un’intuizione nata nel pieno della pandemia in uno showroom nel cuore di Torino, dove occhialeria indipendente, design, creatività e relazione con il cliente convivono in un progetto personale e riconoscibile: TOOB.

Nato nel marzo 2021, in piena seconda ondata della pandemia, TOOB prende forma dalla visione condivisa di Barbara T. e Valeria M., unite da un rapporto professionale e umano costruito nel tempo. Un progetto nato quasi per caso, dall’intuizione di Barbara davanti a un locale da reinventare, e diventato in pochi anni uno spazio nel quale selezione, progettazione e relazione con il pubblico si incontrano. Accanto ai brand indipendenti scelti negli anni, sono arrivate le collezioni disegnate da Barbara, mentre lo showroom si è trasformato anche in un luogo aperto a eventi, collaborazioni e contaminazioni con altre realtà creative e imprenditoriali del territorio. Un percorso che riflette anche le personalità delle due titolari: visionaria e creativa Barbara, più concreta e organizzata Valeria. Due approcci differenti che, nel tempo, hanno trovato un equilibrio comune. Tutto comincia nei primi mesi del 2021, quando Barbara si imbatte quasi casualmente nello spazio che diventerà lo showroom.

 

Virgolette sinistra

“All’inizio di gennaio 2021, passando davanti a quello che oggi è il nostro spazio con un’amica, ho visto il locale e mi ha colpita immediatamente. Era molto bello, anche se, a dire il vero, all’interno era piuttosto disastrato. Ma io continuavo a vederne il potenziale. Eravamo in piena seconda ondata della pandemia, dopo Natale, e di lì a poco ci avrebbero nuovamente chiuso. Ho pensato: ‘Va bene, andiamo a vederlo finché siamo ancora aperti’. Quando sono entrata, mi sono resa conto che c’era moltissimo da fare. Ho lasciato passare qualche settimana, poi, verso la fine di gennaio, ho avuto una sorta di illuminazione: ‘Devi prendere questo posto, perché è questo’. A quel punto ho chiamato Valeria, che conosco da tantissimi anni, e le ho proposto quello che definirei un salto nel vuoto, una nuova avventura da affrontare insieme. Lei mi ha detto subito di sì, perché è un po’ pazza quanto me. Ed è così che è iniziata questa bellissima esperienza”, racconta Barbara.

Una decisione condivisa, nonostante le condizioni tutt’altro che semplici del momento.

“Confermo che c’era davvero molto da fare. Il negozio aveva delle basi, ma poco altro. Barbara, quel giorno, ha visto un potenziale che io non riuscivo ancora a vedere. Però ho detto: ‘Va bene, proviamo’. E devo dire che è andata decisamente bene. Dal momento in cui abbiamo preso il locale all’apertura, il 30 marzo, abbiamo lavorato con due imprese fantastiche che ci hanno aiutato tantissimo. Abbiamo trasformato completamente lo spazio, dal pavimento al soffitto, creando TOOB. La nostra idea era quella di realizzare uno spazio di accoglienza, un luogo in cui le persone potessero sentirsi a proprio agio, parlare con noi e raccontarci le proprie necessità e i propri desideri”, spiega Valeria.

Alla base del rapporto con il cliente c’è anche un’esperienza comune: entrambe hanno iniziato a portare gli occhiali molto presto. Un vissuto personale che ha contribuito a definire il loro approccio alla consulenza.

“Siamo state entrambe fortunate, nel senso che abbiamo iniziato a portarli molto presto. Questa esperienza ci accomuna profondamente, perché abbiamo provato sulla nostra pelle cosa significa indossare gli occhiali. Per questo cerchiamo, per quanto possibile, di rendere più leggera l’esperienza di chi deve portarli e magari non si sente particolarmente a proprio agio con la propria immagine”, racconta Barbara.

L’attenzione alla persona diventa così parte integrante dell’identità dello showroom, insieme alla capacità di Barbara e Valeria di mettere a sistema competenze e sensibilità differenti. Nel lavoro quotidiano la divisione dei ruoli è netta, ma non rigida. Valeria presidia soprattutto gli aspetti organizzativi e gestionali, mentre Barbara concentra la propria energia sulla creatività e sulla progettazione.

“La divisione è abbastanza semplice. Barbara è sicuramente la più creativa e positiva delle due, mentre io sono quella che tende a vedere maggiormente il ‘no’ e gli aspetti più concreti. In questo senso, lei è la mia coscienza, il mio grillo parlante sulla spalla. Dal punto di vista pratico, seguo soprattutto la parte burocratica e gestionale: dalla fatturazione alle schede cliente, fino a tutto ciò che richiede una maggiore organizzazione. Sono molto tranquilla quando devo stare al computer e occuparmi di queste attività. Barbara, invece, crea, pensa, immagina e mi coinvolge. Con il tempo ho imparato a divertirmi molto anche nella fase creativa e nella progettazione delle novità. Siamo molto equilibrate: abbiamo due spazi ben definiti, ma un obiettivo comune. Credo che sia proprio questo a permetterci di lavorare bene insieme. Quando ognuna ha il proprio compito, se ne assume la responsabilità e lo porta avanti, si crea un equilibrio molto forte”, racconta Valeria.

Per Barbara, il valore della collaborazione sta soprattutto nella condivisione della stessa direzione.

“Non è sempre facile lavorare così a stretto contatto, ma quello che ci aiuta moltissimo è avere la stessa visione di ciò che vogliamo e di dove vogliamo arrivare. Se mi viene un’idea, Valeria è naturalmente la prima persona alla quale la racconto. La mattina facciamo un briefing, anche se spesso lei mi interrompe perché io arrivo con una quantità infinita di idee e di cose che mi sono venute in mente”.

Un confronto quotidiano che, nel tempo, è diventato quasi un metodo di lavoro.

“Devo segnare tutto, altrimenti rischio di dimenticare qualcosa. Quando arriva e mi dice ‘Ho pensato a una cosa’, in realtà significa che ne ha pensate almeno dieci. E poi cerchiamo di realizzarle tutte. Diciamo che per il nostro briefing mattutino serve quasi un taccuino”, scherza Valeria.

Anche la distanza, dovuta ai numerosi viaggi di lavoro, non interrompe questo dialogo.

Barbara: “Non siamo nemmeno sempre fisicamente insieme, perché viaggiamo molto. Fortunatamente esistono i telefoni e le videochiamate, che utilizziamo tantissimo, ma il rapporto diretto è sempre un’altra cosa. E, in un certo senso, ci manca proprio perché spesso siamo lontane”.

TOOB non nasce come semplice punto vendita. Fin dall’inizio l’idea è quella di costruire uno spazio capace di accogliere anche altre espressioni della creatività, con una particolare attenzione all’imprenditoria femminile e alle realtà del territorio.

“Non saprei dire cosa abbiamo di diverso dagli altri, perché non giudico e non mi occupo di ciò che fanno gli altri professionisti. Posso dire, però, che siamo molto interessate all’imprenditoria femminile e che spesso ospitiamo in showroom realtà e imprenditrici con cui abbiamo instaurato rapporti di amicizia e collaborazione. Non si tratta di un’attività commerciale, ma di un modo per far conoscere anche realtà diverse che operano a Torino. Le collaborazioni sono più o meno frequenti, anche perché spesso siamo fuori città”, spiega Barbara.

La stessa filosofia guida anche le collaborazioni con brand di abbigliamento e accessori.

“Per noi le collaborazioni nascono prima di tutto dalla condivisione di una visione. Se, per esempio, una persona ha un brand di abbigliamento e vuole organizzare un evento da noi, la prima cosa che valutiamo è se ci conosciamo e se esiste una reale sintonia. Non siamo un temporary shop e non organizziamo eventi semplicemente perché qualcuno ce lo propone. Se invece si tratta di una persona che conosciamo e con la quale sentiamo di condividere un progetto, non ci sono problemi: scegliamo una data e valutiamo se il suo mood può essere ancheil nostro. Se siamo lontani anni luce, invece, diventa una costrizione e non una collaborazione. E una collaborazione, per funzionare, deve essere spontanea”, sottolinea Barbara.

Un principio che Valeria ritrova anche nelle collaborazioni nate spontaneamente dalle loro stesse esperienze quotidiane.

“A volte queste situazioni nascono in maniera completamente naturale. È successo con aziende di abbigliamento e accessori che noi per prime acquistiamo e utilizziamo. Capita spesso che, quando indossiamo qualcosa, le nostre clienti ci chiedano da dove provenga. In questi casi l’evento nasce quasi spontaneamente, perché si tratta di qualcosa che piace a noi per prime e che utilizziamo realmente. A quel punto basta scegliere una data, preparare una comunicazione e avvisare le nostre clienti. Sono giornate, o anche più giorni, da trascorrere insieme, condividendo lo spazio in modo molto libero e informale”.

Per un progetto nato nel 2021, i social hanno rappresentato fin dall’inizio uno strumento fondamentale per costruire visibilità e relazione. Instagram, in particolare, ha permesso a TOOB di superare i confini fisici dello showroom e raggiungere una clientela anche lontana da Torino.

“I social, in questo senso, ci aiutano moltissimo. Cerchiamo di essere presenti e vicine alle persone che ci seguono e comunicano con noi. È un aspetto che ho imparato ad affrontare soltanto negli ultimi cinque anni. Chi mi conosce sa che prima non sapevo praticamente nulla di social network e non avevo idea di come utilizzarli. All’inizio ho fatto parecchia fatica. Un amico molto caro ci ha seguito fin dall’inizio nella comunicazione e mi disse: ‘Barbara, devi metterci la faccia. Io ti apro i social, ti apro il sito, faccio tutto, ma poi devi essere tu a metterci la faccia’. Per me, che sono sempre stata molto discreta, è stato un vero esercizio. Poi ho imparato, anche grazie a Valeria, che era già molto più esperta di me. Io, all’inizio, ho fatto qualche pasticcio: ci hanno anche chiuso il profilo alcune volte. Valeria, come sempre, mi ha salvata”.

Un percorso di apprendimento che ha contribuito a rendere la comunicazione digitale parte integrante dell’identità di TOOB.

“Sono una persona che tende a non porsi limiti. Se vedo che una cosa potrebbe funzionare in un modo diverso, provo a farlo. A volte funziona, altre volte no e, quando non funziona, me ne accorgo perché mi bloccano! I social sono un mezzo potentissimo, soprattutto quando si apre un’attività come la nostra nel 2021. Le realtà storiche hanno dalla loro parte la storia e la riconoscibilità; noi siamo nate in un momento molto particolare e i social sono stati fondamentali. Anche nel rapporto con il quartiere: attraverso foto, video e contenuti abbiamo cercato di creare una rete con i negozi e le attività vicine. In quel periodo molte attività non potevano nemmeno aprire a causa delle restrizioni, quindi abbiamo cercato di sostenerci reciprocamente. I social ci hanno permesso di raggiungere persone anche molto lontane da Torino. La nostra clientela è prevalentemente femminile, anche se arrivano anche uomini, spesso accompagnati dalle mogli, e alla fine si trovano molto bene. Una delle cose che ci dà più soddisfazione è vedere arrivare persone che vengono appositamente da fuori Torino: prendono il treno, salgono in macchina, percorrono l’autostrada perché ci hanno conosciute attraverso Instagram. E c’è una cosa che ci fa particolarmente piacere. Molte persone, andando via, ci hanno detto: ‘Siete esattamente come vi vediamo sui social’. Per me è importante, perché spesso ai social viene attribuita la capacità di mostrare una realtà costruita. Nel nostro caso, invece, le persone hanno ritrovato esattamente ciò che avevano visto online”, conclude Barbara.

Nel percorso di crescita di TOOB, un passaggio decisivo è rappresentato dall’ingresso delle collezioni progettate da Barbara. La selezione di brand indipendenti rimane parte dell’identità dello showroom, ma alla ricerca si affianca progressivamente una dimensione autoriale.

“Abbiamo alcuni brand che abbiamo scelto fin dall’inizio. Per esempio, abbiamo stretto una collaborazione con Sabine Be e da cinque anni siamo rivenditori, con lo stesso entusiasmo di allora. Naturalmente negli anni siamo cambiate e siamo cresciute. Non si può rimanere sempre uguali: bisogna evolversi anche in funzione del mercato e di come cambiano le esigenze. Quando ho disegnato la nostra prima collezione, ‘Millumino’, è arrivata una vera svolta. Ho portato il disegno a Valeria e le ho chiesto cosa ne pensasse. Lo faccio sempre, non perché non sia sicura di quello che faccio, ma perché lei ha un occhio molto concreto. Io sono molto fantasiosa, mentre lei riesce a riportarmi alla realtà”.

Valeria: “Ero molto entusiasta. Quel progetto ci ha portato a modificare anche la nostra visione dei prodotti presenti all’interno dello showroom”.

Barbara: “‘Millumino’ è una nostra creatura speciale. È stata la svolta che ci ha fatto cambiare direzione e ci ha fatto conoscere maggiormente. Da quel momento sono nate diverse collezioni, con progetti sia in acetato sia in metallo e con nomi sempre diversi. A settembre presenteremo in anteprima un nuovo progetto, che si chiamerà ‘La Fenice – Ali per rinascere’. È un progetto molto forte, che andrà ad affiancarsi a ‘Millumino’”.

La progettazione nasce dalla creatività di Barbara, ma il confronto con Valeria rimane centrale anche nella fase di sviluppo delle montature. La loro diversa fisionomia diventa inoltre un elemento concreto per testare i modelli.

Valeria: “Nel processo creativo mi limito a prestare la faccia! Il mio viso è piuttosto grande per essere quello di una donna, quindi scherziamo dicendo che, se una montatura sta bene a me, probabilmente starà bene a molti. La diversità fisiognomica ci permette di testare direttamente le montature prima di lanciare un progetto. Oltre a coinvolgere amici e clienti che passano dallo showroom, possiamo fare una prima prova proprio su di noi, che abbiamo caratteristiche molto diverse”.

Barbara: “Io mi occupo soprattutto della parte creativa, mentre Valeria mi dà il suo punto di vista. La cosa divertente è che, a volte, non abbiamo nemmeno bisogno di dirci nulla: guardiamo un progetto che sta prendendo forma e arriviamo contemporaneamente alla stessa conclusione. È come se avessimo ormai un cervello collegato!”.

Valeria: “All’inizio non era così. Con il tempo siamo diventate molto coese. La parte più creativa, comunque, rimane sicuramente quella di Barbara. Io magari sogno un po’ meno… lei certe idee le sogna proprio di notte!”.

Tra il 2023 e il 2024 TOOB compie un ulteriore passaggio, trasformando il modello originario e assumendo sempre più chiaramente la propria identità di showroom.

Barbara: “Una svolta importante è arrivata tra il 2023 e il 2024, quando abbiamo trasformato il negozio in uno showroom. Inizialmente eravamo principalmente rivenditori, con una selezione di brand di occhialeria indipendente. Non abbiamo mai lavorato con i marchi più conosciuti. Successivamente abbiamo inserito le nostre collezioni, affiancandole anche a progetti realizzati da altri designer. È stato un passaggio importante nella nostra evoluzione”.

L’esperienza di TOOB si è nel frattempo estesa anche a Limone Piemonte, in provincia di Cuneo, dove Barbara e Valeria hanno sperimentato una formula temporanea legata al turismo e a un pubblico differente.

Barbara: “È un’altra delle mie follie! È successo, come spesso accade nella mia vita, quasi per caso. Un’amica che vive a Cuneo mi ha parlato di Limone Piemonte e mi ha proposto di organizzare un evento. Io, tra l’altro, ho sempre frequentato pochissimo la montagna: da bambina ci andavo raramente con i miei genitori e una delle poche località sciistiche che ricordo è proprio Limone Piemonte. Le ho detto: ‘Va bene, facciamolo insieme’. Da lì è partito tutto. Poi, quasi per caso, ho visto questo spazio e ho pensato che mi sarebbe piaciuto. Così abbiamo iniziato questa nuova esperienza. Sono stata a Limone la scorsa estate, poi nuovamente quest’estate e ci sarà anche il progetto per l’inverno. Nel frattempo, a Torino, Valeria ha continuato a occuparsi dello showroom. Ci siamo divise”.

Due luoghi, due pubblici e due modalità differenti di incontro.

Barbara: “Direi che la nostra clientela è innanzitutto una clientela alla quale vogliamo molto bene, perché senza i nostri clienti non saremmo quello che siamo. Le persone che vengono da noi cercano qualcosa di diverso, anche dal punto di vista umano. È probabilmente questo l’aspetto che accomuna maggiormente la nostra clientela. A Limone, però, il contesto è diverso: è una località turistica e quindi incontriamo anche persone che non ci conoscono e che dobbiamo prima di tutto conquistare. A Torino, invece, chi arriva da TOOB sa generalmente già cosa troverà”.

Valeria: “Torino ha naturalmente i suoi turisti, ma anche la posizione del nostro showroom è particolare. Siamo in una via che non è prettamente commerciale e dove ci sono poche attività. Chi arriva da noi, quindi, tendenzialmente lo fa perché ci conosce o perché qualcuno gli ha parlato di noi. Può capitare che entri un turista, soprattutto straniero, e ci fa sempre molto piacere. Sono particolarmente contenti quando scoprono di acquistare un prodotto italiano. Ma si tratta comunque di un turismo minore rispetto a quello di Limone”.

Barbara: “A Limone è completamente diverso: ci sono molte persone che arrivano per il turismo legato alla montagna e che ci conoscono proprio dopo essere entrate nel nostro spazio”.

La relazione con il territorio si accompagna a una sensibilità verso la sostenibilità, affrontata da Barbara e Valeria con un approccio concreto, senza nascondere le difficoltà che comporta per una piccola realtà.

Barbara: “Cerchiamo, per quanto possibile, di essere sostenibili, anche se in un mondo come quello attuale non è sempre facile. A volte ti rendi conto che puoi essere molto attento, ma il contesto intorno a te non lo è altrettanto. Abbiamo avuto diverse discussioni anche con il servizio di raccolta rifiuti di Torino, che ormai ci conosce bene, proprio perché abbiamo cercato di ottenere una gestione più attenta del riciclo. Quando abbiamo aperto, per esempio, nel centro di Torino non era ancora presente una raccolta differenziata adeguata. Ci siamo quindi organizzate autonomamente, anche se una delle difficoltà principali rimane quella degli imballaggi che riceviamo dalle aziende, non sempre sostenibili. Cerchiamo di recuperare e riciclare il più possibile. Conserviamo persino le bustine nelle quali vengono consegnati gli occhiali e, attraverso il nostro laboratorio, restituiamo alle aziende sia le scatole sia le bustine, in modo che possano essere riutilizzate e non debbano essere acquistate nuovamente. Facciamo quello che possiamo. La sostenibilità, però, non è sempre semplice e non vogliamo nasconderlo”.

Per il futuro, l’obiettivo non è tanto definire un ruolo preciso nel settore quanto continuare a sviluppare il progetto mantenendo intatta la relazione con le persone.

Barbara: “Nel mondo dell’occhialeria non saprei dire esattamente cosa vorrei rappresentare, perché ci sono tante persone che fanno cose bellissime e che stimiamo profondamente. Più in generale, vorrei che TOOB continuasse a crescere e a evolversi, mantenendo però sempre il nostro modo di essere e soprattutto il nostro rapporto molto vicino alle persone”.

Anche i servizi complementari si inseriscono in questa idea di showroom come luogo di relazione. Tra questi, le consulenze di armocromia, realizzate attraverso una collaborazione con una professionista vicina a TOOB.

Valeria: “Abbiamo anche collaborazioni legate ai servizi. Una nostra cara amica, per esempio, propone da noi consulenze di armocromia. Quando ne ha bisogno, utilizza il nostro spazio per incontrare le clienti. Abbiamo dei tavoli e una vetrina molto luminosa, che è particolarmente adatta anche per realizzare le fotografie. Inoltre, capita che siano le nostre stesse clienti a chiederci questo tipo di consulenza. Per noi è un servizio che si integra bene con il nostro lavoro: prima di scegliere un occhiale, infatti, è importante dedicare tempo alla consulenza e accompagnare la persona nella scelta della montatura più adatta”.

È in questa combinazione di creatività, selezione, progettazione e relazione che si definisce oggi l’identità di TOOB: uno showroom nato da una scommessa nel momento più difficile della pandemia e cresciuto senza rinunciare alla dimensione personale che ne ha segnato l’origine.

 

 

 

Virgolette destra

 

 

Paola Ferrario