Il 4 maggio, Ray-Ban House ha aperto le sue porte nel quartiere di Soho. Oscar and the Wolf si sono esibiti in uno spazio in cui pubblico e atmosfera si fondevano, seguiti da Daniela Lalita. Jennie Kim, global ambassador del brand, ha trascorso la serata in compagnia di volti familiari e nuove energie, senza confini netti tra loro.
Ray-Ban House è uno spazio in cui il retail si intreccia con la cultura e in cui i confini tra osservare, indossare, ascoltare e condividere iniziano a sfumare.
Il progetto
Ideato dal team creativo interno del brand, una villetta a schiera a due piani si trasforma in un ambiente fluido: uno spazio urbano che è in parte casa, in parte palcoscenico e in parte archivio vivente di oggetti e idee. Di giorno, l’architettura riflette la città attraverso morbide distorsioni, mentre le superfici metalliche curve catturano i frammenti di luce che le attraversano. Di notte, lo spazio si ripiega verso l’interno e si apre verso l’esterno, come un segnale silenzioso, una sorta di faro.
All’interno, l’ambiente si sviluppa senza gerarchie. Curve in metallo satinato, soffitti a specchio, pavimenti rosso intenso: tutto contribuisce a un unico flusso continuo, quasi cinematografico. Gli occhiali sono affiancati da vinili, libri e oggetti: non esposti, ma disposti. Non in vendita, ma contestualizzati.
Una vera experience culinaria
Lo spazio si muove proprio come fa New York. Aperto, stratificato, leggermente imprevedibile. Al suo centro, la cucina diventa parte integrante della stessa narrazione. Guidata da Pasquale Cozzolino, l’offerta gastronomica rispecchia la stratificazione culturale dello spazio stesso. Non è definita da una singola cucina, ma dal movimento tra le diverse tradizioni. I panini giapponesi al latte vengono reinterpretati secondo una sensibilità americana e si affiancano a preparazioni crude, carpacci e piccoli piatti pensati per essere condivisi.
Il ritmo segue quello della città. Momenti più leggeri e precisi durante il giorno: matcha, succhi spremuti a freddo, una sensazione di pausa. Poi, man mano che la giornata procede, un passaggio graduale verso qualcosa di più complesso e conviviale. L’esperienza è continua, in continua evoluzione piuttosto che a tappe. Nulla sembra immutabile. Tutto si intreccia.
L’universo Ray-Ban è presente senza imporsi
Le icone classiche convivono con le forme sperimentali dei Ray-Ban Studios, silhouette che ampliano il linguaggio del marchio rendendolo più incisivo, più istintivo. Oggetti che sembrano più proposte che prodotti. Al piano superiore, dietro un ingresso nascosto, lo spazio si restringe. La VIP Room offre un ritmo diverso, più tranquillo, più preciso. Qui, il Wayfarer Puffer Diamond diventa qualcosa di personale. Materiali, pietre, colori assemblati in pezzi unici che si avvicinano più alla gioielleria che agli occhiali.














